Afanisi

Laboratorio

 

Afanisi è un laboratorio permanente, la cui finalità è un accostamento alla questione della scrittura. Sorge dall’’esperienza di un insegnamento e si articola intorno alla lettura, al commento dei testi e all’azzardo della traduzione.
Ciascuna sessione del laboratorio ha carattere autonomo e l’insieme degli incontri non si propone di descrivere un percorso unitario. L’unica continuità è quella prevista da un tempo di verifica. In quanto il laboratorio si volge alla testimonianza ed alla scrittura di una parola che attesti il proprio evento, come l’evento del soggetto che palesa.

Presentazione

Afanisi, la scomparsa. Il soggetto del desiderio minacciato di cancellazione. La vicenda è complessa, ed attraversa la seconda metà del secolo. Muove dalla trovata freudiana, per abbracciare un campo di discipline che, sorte da quella, ne proclamano il superamento in nome di una scientificità pronta cassa, o di un conformismo che l’assimila facilmente alle cosiddette scienze dell’uomo - antropologia, ermeneutica, letteratura.
Per il soggetto, la virata è un nuovo riparo, dove perdersi. Le sue passioni si stemperano nel diluente narrativo, ovvero nel rituale farmacologico di una normalità senza nuvole. Dall’abbandono dove Freud l’ha raccolto, dandogli parola, chiede ancora una volta di parlare. Per la medesima esigenza con cui l’isterica l’ha fatto agire.
Esito del taglio epistemologico, imposto da Galileo e Descartes, la mossa freudiana riconduce la scissione all’interno di un medesimo discorso, senza sanarla. E il discorso diviene quello del fantasma. Non più sapere dell’oggetto da un lato e sapere del soggetto dall’altro. Nello stesso ambito di parola si gioca la partita di un desiderio indicibile, causato da un oggetto che non c’è, e che tuttavia abita il soggetto per una sorta di interna esclusione, dicendo delle vicissitudini di quel poco sapere di cui dispone, per chiedersi davvero se esiste.
Il solco che si scava è ben più profondo di quello, sempre un po’ grossolano, che spartisce il campo dell’uomo e della natura, dell’anima e del corpo. È una frontiera interna. E il suo attraversamento comporta un rischio, che è etico, e nessuna polizza simbolica può garantirlo.
Per intravedere le orme del soggetto che scompare basta dire bene. Semplicemente. Una parola bene detta, lo lascia trasparire nell’attimo impalpabile di un atto. Scriverne la storia è declinarne la teoria in una esperienza, purché la storia non sia già scritta.
Parola detta bene, bene detta, per attraversare la frontiera. Perché il soggetto possa dar testimonianza delle medesime esigenze che ne definiscono struttura e statuto.
Afanisi è il bordo che contorna. Luogo di ospitalità e di accoglienza. Perché ciascuno nell’uso dei suoi strumenti vive l’espropriazione dalla proprietà che definiscono, e oscilla sempre tra patria ed esilio. Abita la lingua come la dimora delle parole.